…dammi la felicità
( 12/12/2005; 21:41 )

"Non inizierò con un banale “c’era una volta” questa mia narrazione. Perché non era “una volta”. Ma tutt’ora è. In tutti regna. Sempre. La voglia di avere ciò che non si ha.

Il desiderio frantumava le giornate altrimenti perfette della piccola Sara. Essa viveva nella più perfetta delle società, in mezzo ad affetto, amore ed amicizia. Sedici anni, bellissima e sveglia, Sara aveva tutto. Era felice. Così felice da non conoscere la tristezza. Una vita perfetta la sua, tanto che non aveva mai pianto. Ma proprio questo le mancava.

Nel suo paese, Sara viveva tranquilla, in un mondo ottimista, dove tutti vedevano “rosa”. Persino la morte era vista in positivo. Dopotutto, era solo l’altra faccia della vita. Nessuno piangeva mai, nessuno era a conoscenza del fatto che esistesse un sentimento contrapposto alla felicità. Fino al giorno in cui Sara decise di salire sul primo treno, ed arrivare al capolinea.

Partì un giorno d’autunno, al mattino, con un bel sorriso disegnato sulle labbra. Senza avvisare nessuno, giunse in stazione, e salì sul treno… Si sedette vicino al finestrino, e si incantò ad osservare il pallido sole autunnale che tingeva di sangue le chiome infuocate degli alberi… lentamente, scivolò nel sonno.

Al suo risveglio, il treno era già fermo.

Sara scese, e si trovo in un incantevole paesino. Cominciò a passeggiare qua e là, senza una meta precisa, ed infine giunse alla periferia, dove qualche casa dominava sola l’immensità della campagna… In lontananza, intravide un alto muro… “Che cos’è?”, si chiese… Senti all’improvviso un sussurro alle sue spalle, e si voltò di scatto. Si trovò di fronte un minuscolo vecchietto. “Il muro, eh? Tutto ciò che ci divide dall’ “altro mondo”. Sara, perplessa, rispose: “Altro mondo?”. “Eh si, ragazza, non penserai che il treno si fermi alla fine del mondo, vero? …” Certo che no, Sara sapeva perfettamente che non era così… Ma non si era mai chiesta che cosa ci fosse, oltre al suo paese, e alla sua vita sfumata d’oro. “E, beh, cosa c’è? Nell’altro mondo, intendo…” chiese ingenua… “Piccola, fidati di me, ma qui si sta benissimo. Sei felice, bella, vivi bene.. Da noi è sempre stato così, per tutti. Di là no. La vita non è così bella… Contrapposta alla felicità c’è una cosa chiamata “tristezza”. Qui non esiste. Là si. Io ci sono stato…Tanto tempo fa, la curiosità ha preso il sopravvento…  E così…” Sara, incuriosita, rifletté…Chissà com’era questa tristezza? Chissà quali nuove, strane sensazioni ti dava? Per quanto ci pensasse, non trovava una risposta… “Ma, io, potrei andarci..? di là, intendo, solo per un attimo…?” Il vecchietto sospirò: “Se tu vuoi, io ti posso aiutare…Ma ripeto, non è bello. Però è una tua scelta… Sara accettò.

L’uomo la condusse fino ad una delle casette disperse tra i campi, e le diede una cordicella, sottile e leggera, poi le disse: “Va dal muro… Troverai molti chiodi, piantati, che ti aiuteranno a scavalcare…” Sara corse dal muro. Voleva la tristezza. Più di ogni altra cosa.

Giunse al muro, e lì si accorse che la corda, forse, era troppo corta. Ma, proprio mentre lo pensava, la corda, magicamente, si allungò sempre di più, fino a prendere la forma di una scaletta a pioli. Sara l’agganciò ai chiodi, che, come il vecchietto le aveva detto erano lì, s portata di mano, quasi ad invitarti… E poi passò il muro.

Una strana sensazione la invase da capo a piedi… Iniziò a vagare, in un mare di cemento, fumo grigio e nebbia. Sentì in lontananza strane grida: erano pianti, ma questo lei non lo sapeva. Si sentiva male. Non capiva più dov’era, chi era… Cos’era… Continuò a vagare per quella che a lei sembrò un’eternità. Un gelo sempre più profondo si stava impossessando di lei. Tutto era un vortice di vento nero…fino a che non sentì una voce, a pochi passi da lei: “Ciao bambina… chi sei?” “Io..davvero, io non lo so.” “Allora vieni da là… O forse sbaglio?” Sara pensò un attimo… perché era lì.. per quale assurdo motivo… “Si, e là vorrei tornare… Ma non riesco, vi giuro, non capisco più niente…” “Lo so- Rispose la donna- è così che a voi succede…Ma non c’è problema.. Faccio proprio al caso tuo… Dammi la tua felicità. E di là potrai tornare.” Per quanto confusa, Sara rifletté su quelle parole. Ricordava bene quella sensazione, che aveva sempre considerato scontata, quel senso di appagamento e gioia incondizionata… Mai l’avrebbe ceduto a qualcun altro.. Piuttosto avrebbe cercato di salvarsi da sola. “Andatevene… No, mai..” “Beh, se è così, addio…” E si allontanò… Sara, disperata, senti uno strano bruciore agli occhi, e si accorse che una gocciolina d’acqua le stava scorrendo sul viso… Lacrime amare da ingoiare, lacrime sconosciute fino a poco prima… Ma, d’improvviso, qualcuno le prese una mano, e la trascinò via. Sara si rese conto dopo un po’ di chi fosse. Era il vecchietto.

Solo una volta sorpassato il muro, la ragazza riprese lentamente conoscenza. “Che cosa ti avevo detto…? Non tornare mai più di là, bambina, perché quello non è il tuo mondo. Là sei come un pesce fuor d’acqua. Non puoi sopravvivere.” Sara era già di nuovo felice, senza un preciso motivo, e prese con estrema leggerezza le parole dell’uomo. “Certo!” disse, soprappensiero. E, senza quasi salutare, si avviò alla stazione.

Passarono i giorni, ed un desiderio feroce le corrodeva l’animo. Non era più quella di prima. Non aveva mai voluto qualcosa, aveva sempre avuto tutto. Ma ora no, lei voleva ancora provare quella cosa strana che il vecchio aveva chiamato tristezza. Non ricordava perfettamente come si era sentita in quegli istanti, ma li voleva ripercorrere, una volta ancora. Fu così che, presa dal desideri, risalì su quel treno.

Rimase tutto il viaggio sveglia, in trepida attesa. Gli attimi parevano frammenti di infinito, il tempo apparentemente non passava. Ma alla fine, il treno si fermò. Scese di corsa, e, sempre correndo, giunse al muro. Vi era ancora la scaletta, e così scavalcarlo le risultò facilissimo. Appena mise piede dall’altra parte, la strana sensazione si impossessò di lei, insieme ad un senso di disorientamento. Ma lei voleva la tristezza, con tutta sé stessa la desiderava.

Si sentì svenire. Incominciò a vagare, senza fiato, gli occhi spalancati per cercare di capire.. Una successione di pensieri la invasero.. Il vecchio che si raccomandava di non ritornare, la donna che voleva la felicità, il treno nella campagna infuocata… Che errore aveva fatto… Quale immenso errore. Ed ora nessuno la poteva aiutare. Ma si sbagliava.

Rivide quella strana donna.

“Vuoi tornare di là, bambina… lo so!” Sara non trovava parole… “Dammi la felicità. E tornerai a casa.” Presa dall’angoscia, Sara accettò.  Che senso aveva stare lì, ne sarebbe morta. Meglio tornarsene a casa, triste, ma viva.

Si ritrovò a cavalcioni del muro, e con un elegante balzo scese. L’immensità della campagna nella luce del tramonto le percorse con un brivido tutto il corpo. Era a casa. Ma non era più casa sua. Ora il mondo era cupo.

Corse disperata fino alla casupola del vecchietto, e per fortuna lo trovò. “Ho fatto una sciocchezza”, disse… E iniziò a raccontare… man mano che parlava, i suoi occhi si riempivano di lacrime.

“Bambina.. Ma cos’hai fatto… Ora mi sento in colpa.. Proverò a rimediare al danno.. Aspettami qui..” E con una velocità stupefacente per la sua età, corse vero il muro.

Ma il tempo passò in fretta, troppo in fretta, mentre un pianto ininterrotto scuoteva il corpicino fragile di Sara. Soffriva atrocemente, come se mille spine le si stessero piantando lentamente nella carne. Cercò di pensare a cose belle, ma non vi riuscì. Senza felicità non poteva sopravvivere per un istante ancora. Non ci fu più niente da fare.

Le lacrime la scolorirono sempre di più, fino a portarla con sé, nel mondo dove i sogni non sono altro che fili ancora da tessere.

E non ci fu più niente da fare..."

Questo è un racconto scritto da me in ambito scolastico.. Mi pare carino, però, quindi lo posto anche qui...

un bacio a tutti...

 


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Stellario
( 13/10/2005; 21:48 )

Ho rubato una stella dal tuo cielo troppo azzurro e l’ho nascosta nel mio mare di notte

hai PauRa del MIo bUIo?

 

Image by Deviantart


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Infrante
( 27/09/2005; 20:59 )

Infrante…. Nel mio giardino di rose… Ali di farfalla infrante….

Sogni infranti, cuori spezzati… Ali di fata infrante….

Pagine stracciate, pensieri rubati… Ali di rondine infrante…

Cristallo scheggiato, vernice crepata… Ali d’angelo infrante….

Seta strappata, petali caduti... Raggi di stella infranti…

Danza interrotta, musica stonata….. Danzatrice dalle scarpette infrante….

Steli di rose spezzati, nel mio giardino di rose infrante…

image by deviantART


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Time...
( 10/07/2005; 21:01 )

Il tempo è passato, passa, e passerà….

È inutile aggrapparsi al passato….. Potremmo solo permettergli di scolorire il futuro….


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( 21/05/2005; 16:19 )

Due.
 Erano solo loro due a rompere il silenzio angoscioso di una serata di mezz’estate fra mille scintille di voci e parole disperse in un universo parallelo. Due. Facevano loro ogni sussurro freddo ed ogni parola filtrata nell’aria in un vapore leggero di una giornata d’inverno. Mille e ancora mille cristalli sbattevano uno sull’altro, suoni e iridescenze meravigliose. Loro. Erano loro.
Appartenevano a loro.

Erano solo loro due. Sfiorati appena dal resto del mondo, che loro, dopotutto, evitavano forse un po’ troppo spesso.

Lei. Non era bellissima, ma splendeva di una luminescenza solo sua. Filava lentamente fili di pensieri e sogni nel suo mondo distante, appena più in la dei mondi che ognuno vive nella propria mente. Pitturava il suo muro di rose e di stelle, pungendosi di tanto in tanto, o scottandosi. Veloce scivolava fra quelli che lei cercava di non vedere, quelli che la disprezzavano, che non la conoscevano… Sottile. Quasi eterea. Scrutava silenziosa negli occhi della gente, quasi a voler vedere la loro anima, sentire i loro pensieri… E sembrava vi riuscisse.

Parole quasi sprecate per Lui. Era lui. Solo lui. Uno come tanti, a prima vista. Ma solo da lontano. Perché incrociando il suo sguardo si vede oltre… Lui. Quante sciocche parole sprecate, pegni di stupidi amori, così chiamati con superficialità, per lui, parole rimbalzate al di là della sua mente.. Molto oltre.

Per lui vi era Lei. Per Lei vi era Lui. Non si completavano a vicenda. No. Un’improbabile e alquanto strana combinazione. Non si completavano. Lo facevano con qualsiasi cosa fosse intorno a loro. Tutto sembrava completo, in loro presenza.

Fendevano taglienti le copiose lacrime che si disperdono dagli occhi lucenti di così tanta gente.

Lei diceva di non aver mai pianto. Non era vero, o per lo meno piangeva, ma non lo si vedeva. Aveva finto di non piangere così tante volte che ormai nessuno più le contava.. Forse nessuno le aveva mai contate. O forse neanche se n’era accorto. Piangeva per dentro, non con semplici lacrime. Fino a quando qualcuno le disse che piangere non è una vergogna. Ma solo un modo come un altro per dimostrare di essere umani.

Da quel giorno non aveva più pianto.

Lui piangeva come piangono gli adulti. Cioè non lo faceva.

Erano così strani, unici e veri, come nessun’altro. Potevi parlare di loro con una parola come con mille. Il significato era comunque uguale. Autentici.

Nessuno poteva dire di averli mai conosciuti veramente… Nelle iridescenze dei loro occhi si infrangevano i loro pensieri, come onde nel mare in tempesta, ed erano ogni volta diversi… Troppi per una persona comune…. Così tanti pensieri.

Sparirono un giorno di novembre, insieme alla nebbia che andava poco a poco calando. In pochi se ne accorsero….Fu con il passare dei giorni che si sentì un vuoto esagerato dentro.

Mi chiesi spesso se se li fosse portati via l’inverno…. Non sapevo dove trovarli… Mi chiesi se si fossero sciolti in una mattinata di sole che scalda la brina sui prati ghiacciati… .Mi ero sempre limitata a osservarli.. Non mi ero chiesta prima da dove venissero, o dove abitassero.. Mi ero solo limitata a nutrirmi del senso di pienezza e completezza che avvertivo in loro presenza… Rubavo i loro istanti e li facevo miei per un attimo, una frazione di secondo, tentando di capire come si deve stare ad essere così… Non riuscivo, né mai riuscirei, se li dovessi incontrare di nuovo…

E così terminò il mio incontro con quelle due scie di luce, fuse in un'unica sottile stella cadente, sparita troppo in fretta…

Mi parve un giorno di scorgere un quasi simile bagliore negli occhi di un ragazzo, per strada… Ma la gente era tanta, dispersa nelle luci di un Natale troppo caldo, e il bagliore sparì, in fretta com’era apparso…

E tutti aspettano, e aspetteranno il loro quasi invisibile ritorno, forse in un giorno di maggio, o forse d’autunno, per così ricominciare ad amarli ed odiarli, ignorandoli freddamente ma nutrendosi del loro calore di sogni e di stelle


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( 25/04/2005; 14:01 )

Dialogo di una stella bambina

Sono una stella, sono una fiamma, e brucio…Piccolina e azzurra, nel mio fuoco freddo, nella mia energia luminosa, nel mio poter essere grande… nella mia timidezza, mi vedete piccola, nel mio cuore, so di non esserlo! Nella mia lontananza, un brillare lontano, una vocina sottile sottile che tenta disperata di farsi ascoltare… E sembro così fredda… Ma che strano! Provate allora a venirmi vicino, provate allora a sfiorarmi, non con la mano, ,ma con un vostro pensiero, anche piccolino… ma sentite come brucio! Che bello, eh? C’è tanto calore da vicino, tanto tanto, tanta freddezza da lontano, tanta distanza… se solo riuscissi ad avvicinarmi un pochino a voi, appena appena, chissà se sarei ancora così fredda anche per quelli che non hanno mai neanche pensato di sfiorarmi! Si, li scotterei tutti tutti!

E’ bello, sapete, essere una stella, è così strano… Tu sei li, e brilli, e se smetti di brillare, e non è colpa tua, se la prendono con te, come se essere una stella fosse facile… Magari! Ma sapete cosa significa, che responsabilità grande grande? Non vi devo abbagliare, né scottare, ma vi devo illuminare e scaldare… Guai se mi raffreddo un poco… E poi se ci sono le nuvole, che giocano a nascondino fra il vento e le montagne, non mi vedete più, e cosa dite? “ ma dov’è finita la piccola stella?” Eh eh, io ci sono eccome, siete voi a non vedermi! Una stella bambina… Che gioca a nascondino, anche lei! Ne ho il diritto! Tutta la vità lassù, sola soletta! A volte vengono a trovarmi le comete, ma sono così noiose, così piccole!!! E voi che le credete così immense!! Anzi, e voi che vi credete così immensi!! Ma cosa ne volete sapere, dell’essere grandi????? Presuntuosi!! Io si che sono grande, in tutti i sensi! Pensate, risvegliarsi così, al buio, lontana lontana e sola soletta, piccina e nebbiosa… Poi ho cominciato a capire la forza che era in me, il mio destino… Nata con un’enorme responsabilità sulle spalle, o meglio, sulla luce… Voi invece avete problemi? No, non ne avete… Chiuso. Voi nascete con tanta gente che vi vuole bene, che vi insegna a essere, che vi dà la mano e vi aiuta ad andare avanti… Io no… E nemmeno posso piangere! L’avete mai vista, una stella, piangere? Mi rovinerei la reputazione… E’ compromettente, sapete? Però dovrei restare impassibile, di fronte a certi pensieri???La mia presenza è lì, scontata, io ci sono, punto e basta. Oh, nonononono, non è così! E’ l’esatto contrario! Io ci sono solo per chi vuole che io sia! Per gli altri sono solo la stellina blu che si nasconde tra le nuvole… Invece, c’è qualcuno che sta lì, al buio della notte, e si stende su un prato a guardarmi! E io brillo felice, stellina vanitosa, c’è qualcuno che mi trova bella! Gli regalo tutta la mia luce, tutta tutta! Così sono ancora più bella! Allora quel qualcuno dirà: “Ah, la mia stella bambina, se solo tutti la vedessero così!” E io arrossisco compiaciuta!! Per loro si che brillo! Per loro non sono scontata! Per loro Io ci sono, e mi cercano, tra tutte le stelle che brillano compiaciute convinte di essere più belle! E se davvero mi amano, mi trovano! E’ per loro che continuo a brillare, solo per loro! Sennò io andrei a giocare, io avrei tanti amici, ma i miei amici sono loro, e io sono una stella… Una stella bambina che non vuole crescere, ma che crescerà, e che darà tutta la sua luce! Tutta tutta! Finchè, vanitosa e compiaciuta, verrò bruciata dal mio stesso entusiasmo, dalla mia stessa impossibile bellezza, troppo grande per essere compresa… Ah, sto già cominciando!!! Quante arie che mi do!!! Beh, ora basta, ricomincio a essere me stessa, ho parlato anche troppo! Ma ricordatevi della stellina blu, la stella bambina, che scorazza da sola in un universo troppo grande, e che brilla forse anche per voi, mentre danza impassibile al resto dei fatti in quella grande danza che è l’esistenza…

Una stella che è cresciuta troppo presto


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« This is fact not fiction, for the first time in years. »
Mi avevano detto che tanti temevano Quelle del
Bosco. Timore di inciampare nel
Loro cerchio, imprigionati così nel Loro mondo. Timore delle Loro vendette. Di
uscire nella Loro notte.Me l'avevano detto. Non ci ho creduto

 TheLeananSidhe-chiara

Chiara, 17 anni, nata il 31 gennaio. Apprendista filosofa, abile creatrice di caos, tenta il suicidio in una palestra tre volte a settimana e tenta di studiare lingue straniere. Ciononostante, non le sa parlare.

Instabile ma zuccona, apparentemente abbastanza semplice ma complessa come ogni benedetto essere umano, un po' isterica ma munita di una buona dose di meticolosa pazienza, alta ma leggermente ingobbita, sufficientemente intelligente ma rincretinita dalla routine, pacifista convinta ma tendenzialmente incline alla violenza, Chiara/Leanan Sidhe ha un carattere che potresti tranquillamente odiare e che ti potrebbe portare a desiderare di prenderla a calci nel suo abbastanza grazioso deretano.

Leanan Sidhe (Pronuncia Lan Awn Shee) è una fata, musa dei poeti e allo stesso tempo vampiro. Chi viene ispirato da lei ha una vita gloriosa ma breve. Io, insomma...



Lui invece è Rinchio, mio personale bodyguard, nonchè compagno di letto. Le sue ambizioni sono molto simili alle mie, e dettate dall'appartenenza alla specie Ornitorinco.

 

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